“Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due siete invincibili”, afferma lo scrittore indiano Tarun Tejpal a proposito dell’amore. Ed io, tra Melina e Giovanni, il giorno delle loro nozze, ho visto l’amore, forte e intenso, di quelli che danno un senso profondo alla propria esistenza, e poi ho visto tanti sorrisi, sinceri e sognanti, desiderosi di un futuro felice, insieme.

Un giorno così romantico non poteva che essere completato da una cornice altrettanto affascinante: Tindari, un concentrato di mito, arte e paesaggi meravigliosi, con il suo Teatro greco, addossato su un promontorio che guarda verso il mare e il famoso Santuario, dove viene conservata la scultura della Madonna Nera, anch’essa al centro di numerose leggende.

Nella piccola cappella del Santuario, Melina e Giovanni si sono uniti in matrimonio, giurandosi eterno amore di fronte alle persone più care. Di quel momento ricordo che mi colpirono la dolcezza degli sguardi e la delicatezza dei gesti, segno di un sentimento maturo e rispettoso, nell’uno e nell’altra.

Fuori dalla chiesa, i due sposi sono stati accolti da una pioggia di riso e di palloncini bianchi e rossi, il bianco simbolo di autenticità e candore e il rosso, simbolo di intensità e passione, come l’amore di questi due ragazzi.

Il sole al tramonto ha poi illuminato Giovanni e Melina, lungo la strada che costeggia la splendida riserva naturalistica che si estende ai piedi del promontorio. Lì si trovano i laghetti di Marinello, specchi d’acqua la cui forma muta ogni volta che il mare si insinua nella sabbia. Un paradiso per gli occhi e per il cuore, un luogo d’incanto per coronare un amore lungo una vita, come quello di Melina e Giovanni.

Così, tra sogno e realtà, quel giorno si è concluso con i tradizionali festeggiamenti, tra suggestivi fuochi d’artificio e scintille al tavolo, oltre che tra gli innamorati, ovviamente!